Documenti relativi alle edizioni passate del Laboratorio dell`italiano:
BILINGUISMO E BICULTURALISMO. UNA RIFLESSIONE SULLE COMPETENZE LINGUISTICHE E CULTURALI
Maria Vicinanza Ott, in Rinascita Flash, n°5, 2006, Monaco di Baviera
Come ogni donna in attesa, mentre aspettavo l’arrivo di mio figlio, pensavo a come doverlo educare. Prima ancora che nascesse mi era (ovviamente) chiaro che, come moltissimi altri bambini figli di genitori di differente nazionalità, avrebbe vissuto come cittadino di due mondi. Immediato fu in me il pensiero di insegnargli la mia lingua madre, pensando che questo fosse il modo più semplice per trasmettergli la cultura italiana. E con il proposito di parlargli sempre in italiano, ho affrontato la gravidanza e i suoi primi anni di vita.
Quando, però, lo iscrissi all’asilo, mi accorsi che lingua e cultura non sono sinonimi. La lingua è, certo, una parte importante della propria identità culturale, ma non è sufficiente.
La domanda che da allora io mi pongo è: “Quale identità culturale ha ed avrà mio figlio, un bambino italo-tedesco che vive dalla nascita a Monaco di Baviera e solo per alcune settimane all’anno soggiorna in Italia?”
Io sono qui in Germania il suo microcosmo italiano ed il resto del mondo nel quale lui vive è, ovviamente e giustamente, tedesco. Come fare, dunque, a colmare il vuoto di cultura italiana che è attorno a lui? Come renderlo non solo di lingua italiana ma, per quanto possibile, un italiano? Come fornirgli quegli strumenti culturali che facciano di lui una persona dalle competenze culturali e sociali italiane?
Il mio impegno è diventato, dunque, nuovo e più intenso: divenire per mio figlio quella mediatrice culturale che da tempo cercavo di essere per i partecipanti ai miei corsi di lingua italiana.
Sono anni, dunque, che con una certa caparbietà (che da sempre mi contraddistingue), cerco di fornire a mio figlio quegli strumenti che facciano di lui un cittadino d’Europa e non un uomo tedesco che da bambino abbia imparato l’italiano. Il mio scopo educativo è, dunque, fornire a mio figlio competenze “italiane” non soltanto comunicative, ma anche culturali e soprattutto sociali.
Come giocano i bambini italiani? Quali canzoni ascoltano? Cosa e come mangiano? Cosa leggono? Quali favole conoscono? Come si vestono? E poi che cosa imparano a scuola di diverso rispetto a ciò che si impara nella scuola tedesca?
Dare delle risposte a queste (ed altre simili) domande, proporre a mio figlio modelli comunicativi, culturali e sociali che integrino ed amplino quelli che già gli vengono forniti dalla società nella quale vive, affinché possa sentirsi italiano e tedesco non soltanto linguisticamente, è ciò che provo a fare.
Farlo da sola è, però, difficile. Essere l’unico filtro di una cultura è troppo riduttivo ed anche poco efficace. Ho cominciato, dunque, a cercare luoghi, istituzioni o associazioni dove fare assieme ad altri questo lavoro.
Ricordo il tormentone delle mie elementari: “Sbagliando si impara” che, già nel mio lavoro avevo mutato in un più simpatico: “Giocando si impara” (e non solo, secondo me, così si impara ad imparare). Ed è con le attività ludiche che vorrei mediare, in maniera consapevole ed attiva, competenze e conoscenze. Ho cercato e cerco un posto così. Ancora non ho avuto la fortuna, forse, però, con l’aiuto di questo giornale e di rinascita e.V…..
IL LABORATORIO DELL’ITALIANO
Maria Vicinanza Ott, in Rinascita Flash, n°6, 2006, Monaco di Baviera
Proposta di progetto per ampliare le competenze biculturali dei bambini e dei ragazzi di bilinguismo italiano
Il “laboratorio dell’italiano” è stato pensato come un luogo dove raccogliere esperienze di coloro i quali si sono già confrontati teoricamente e praticamente con il problema della discrepanza esistente tra le competenze linguistiche e le competenze culturali.
Soprattutto la generazione dei bilingui italiani nati all’estero tende a possedere un’elevata (in molti casi perfetta) competenza linguistica italiana, mentre sono inferiori (se non deficitarie) le competenze culturali italiane.
Per molto tempo si è semplicisticamente pensato che l’apprendimento di una cultura coincidesse con l’apprendimento della lingua e che, dunque, parlare bene (se non perfettamente) la lingua bastasse ad essere, di fatto, italiani.
Gli studi teorici e le esperienze pratiche dell’insegnamento di una (qualsiasi) lingua seconda hanno mostrato che l’apprendimento linguistico può essere molto avanzato, ma non corrispondere in alcun modo ad un miglioramento delle competenze culturali. I libri di testo per l’insegnamento della lingua seconda si sono, così, arricchiti di situazioni e contesti che trasmettano anche competenze culturali relative al Paese della lingua seconda.
Se la discrepanza tra il comportamento linguistico e quello culturale si avverte già in chi apprende una lingua straniera come lingua seconda, questa lacuna è ancora più evidente nel caso del bilinguismo. Alla luce delle osservazioni fatte sui ragazzi ed adulti di bilinguismo italiano, si può difatti affermare che la lingua è una componente molto importante di un’identità culturale, la quale però non si esaurisce nel saper parlare bene (od addirittura perfettamente) la lingua italiana.
Se la figura del “mediatore culturale” è divenuta necessaria già per ciò che concerne l’insegnamento di una lingua seconda, non si può negare che dovrebbe assumere una valenza ancora superiore in relazione ai soggetti bilingui.
Per cercare di evitare che un soggetto bilingue si senta fuori posto in entrambi i contesti culturali di provenienza (quante volte ho ascoltato la frase: non mi sento né italiano, né tedesco), mi sembra necessario che il ruolo della mediazione della cultura del Paese lontano (in questo caso l’Italia) non sia affidata unicamente a ciò che la famiglia d’origine possa trasmettere. Non è mai così in una genuina situazione di apprendimento culturale; questo non si esaurisce nell’ambito familiare.
Il “laboratorio dell’italiano” vuole essere un luogo di mediazione della cultura italiana, dedicato ai giovani bilingui italiani. Lo scopo delle attività del “laboratorio” è quello di migliorare le competenze culturali dei giovani bilingui italiani. Essendo il laboratorio espressamente dedicato ai bambini e ragazzi, la metodologia e la didattica delle attività saranno di tipo ludico.
Attraverso il gioco entrare in contatto con la cultura della madrepatria Italia: come giocano i bambini ed i ragazzi italiani? Cosa leggono? Cosa mangiano? Che musica ascoltano? Dove vanno la sera quando escono? Che film conoscono? Domande banali (forse) le cui risposte, però, mediano un mondo di esperienze precluse a chi non viva direttamente in questa cultura.
Siamo consapevoli che le attività del “laboratorio” non potranno sostituire la genuina vita quotidiana in Italia, speriamo solo di concedere ai giovani bilingui italiani ed alle loro famiglie un supporto divertente e migliorativo delle competenze culturali, nella speranza di poter ascoltare sempre più spesso: “Io sono italiano e tedesco”.
| DUE LINGUE, DUE CULTURE: UNA MAGGIORE CONOSCENZA DI ENTRAMBI LE CULTURE COME VIA PREFERENZIALE PER UN’INTEGRAZIONE ARMONICA Maria Vicinanza Ott, Volantino promozionale del “Laboratorio dell’italiano” Il nostro progetto si chiama “il laboratorio dell’italiano” e si rivolge a bambini (2-10 anni) bilingui o poliglotti con origine italiana. La nostra idea fondamentale è che la conoscenza della lingua e della cultura tedesca sia necessaria per poter raggiungere una buona integrazione solo se accompagnata da una altrettanto adeguata conoscenza della cultura di origine. Ci domandiamo fin troppo spesso perché adolescenti e giovani, nati all’estero in famiglie ben integrate molte volte tendano ad idealizzare la cultura ed i costumi del Paese-Altro che, in realtà, spesso sono per loro anche poco conosciuti. Molti genitori stranieri sostengono, giustamente e necessariamente, l’integrazione in Germania e trasmettono ai loro figli esclusivamente le loro personali (e, dunque, limitate) conoscenze del Paese d’origine. A tutto ciò va aggiunto che, tali già limitate conoscenze invecchiano e perdono di attualità nel corso degli anni, poiché il Paese d’origine si sviluppa e si evolve, cambiando e modernizzandosi. Va inoltre anche tenuto in considerazione come molto spesso il Paese dei genitori venga idealizzato quale luogo del ricordo e della nostalgia. Se la società continuerà ad ignorare questo aspetto della problematica dell’integrazione, continuerà a correre il rischio che un sempre crescente numero dei cosidetti “stranieri di seconda generazione” crescano con un’idea non corretta, idealizzata e nostalgica del loro Paese d’origine. Idealizzazione e nostalgia sono componenti emozionali di una identità personale ed è difficile contrastarle attraverso gli strumenti della logica e dell’intelletto. Per diminuire il pericolo dipendente da tale idealizzazione e nostalgia, vogliamo offrire ai bambini di bilinguismo italiano qualcosa di costruttivo. “Il Laboratorio dell’Italiano” vuole essere un luogo, nel quale sia possibile attraverso attività ludiche e senza alcuna forma impositiva, apprendere qualcosa di più sull’Italia di oggi, sulla sua cultura e sui suoi usi e costumi. Nostra tenace convinzione è, dunque, che una buona competenza sociale e culturale relativa al Paese d’origine sia necessaria per una migliore e più equilibrata integrazione. | ZWEI SPRACHEN, ZWEI KULTUREN BESSERE KENNTNISSE BEIDER KULTUREN ALS BESSERER WEG FÜR EINE HARMONISCHE INTEGRATION Unser Projekt nennt sich “il laboratorio dell’italiano” und wendet sich an zwei- oder mehrsprachige Kinder mit italienischem Ursprung. Unsere Leitidee ist, dass nicht nur die vollkommenen Kenntnissen der deutschen Sprache und Kultur für eine erfolgreiche Integration nötig sind, sondern dass auch gute grundlegende Kenntnisse der “ursprünglichen” und jetzt “zweiten” Kultur erforderlich sind. Man fragt sich viel zu oft, weshalb Jugendliche, die im Ausland als Kinder von erfolgreich integrierten Familien geboren sind, häufig nach der Kultur und den Gebräuchen des “anderen” Landes, welches ihnen in Wirklichkeit nicht selten zu wenig bekannt ist, streben. Viele ausländische Eltern fördern richtiger- und nötigerweise die Integration in Deutschland und vermitteln ihren Kindern nur ihre persönlichen (und damit begrenzten) Kenntnisse über ihr Ursprungsland. Hinzu kommt auch, dass im Laufe der Jahre diese begrenzten Kenntnisse veralten, da auch das Ursprungsland fortschreitet und sich entwickelt. Ausserdem ist noch zu berücksichtigen, dass sehr oft das Land der Eltern als Ort der Erinnerung und der Nostalgie idealisiert wird. Wenn es sich die Gesellschaft weiterhin leistet, nicht auch diese Ansicht des Integrationsproblems unter die Lupe zu nehmen, geht sie das Risiko ein, dass immer mehr der sogenannten “Zweitgenerationsausländer” mit einer falschen, idealisierten und nostalgischen Idee von ihrem Ursprungsland aufwachsen. Idealisierungen und Nostalgie sind emotionale Komponenten einer persönlichen Identität; es ist schwierig, ihnen mit der Waffen der Logik und des Verstandes zu begegnen. Um diese Gefahr zu vermindern, möchten wir italienischen zweisprachigen Kindern etwas Konstruktives anbieten. “Il laboratorio dell’italiano” will ein Ort sein, an dem es möglich sein soll, spielerisch und ohne Zwang Kenntnisse über das heutige Italien, seine Kultur und seine Gebräuche zu erfahren. Unser Motto ist, dass gute soziale und kulturelle Kompetenzen in der Kultur des Ursprungslandes für eine bessere Integration erforderlich sind. Man fragt sich viel zu oft, weshalb Jugendliche, die im Ausland als Kinder von erfolgreich integrierten Familien geboren sind, häufig nach der Kultur und den Gebräuchen des “anderen” Landes, welches ihnen in Wirklichkeit nicht selten zu wenig bekannt ist, streben. |